Presentazione del Curatore Franco Masala

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Materia sensibile – ritratti in terracotta

non tralasciare
 alcuna carezza con la punta delle dita

Si può partire da queste parole di Giusi Quarenghi per esaminare l’opera di Maria Crespellani, finora conosciuta soprattutto per le sue piccole, deliziose sculture, popolate e affollate da figurine che si muovono dagli aspetti esistenziali fino a quelli religiosi. L’artista si presenta adesso con un’antologica di ritratti che spazia in un periodo decisamente ampio compreso tra gli anni Quaranta del Novecento e i nostri giorni. Un’attività, questa di Maria, finora poco conosciuta ma che, al contrario, può contare su grandi numeri e esiti notevolmente diversi.
A pensarci bene, però, nulla cambia, poiché l’interesse per l’individuo come persona convive con l’interesse per le minuscole figure rappresentate nelle opere di piccole dimensioni – sia in ambito religioso (nei conventi e nelle chiese), sia in quello ludico (nei circhi e nei giardini). Se si aggiunge la ricerca introspettiva come viaggio all’interno di se stessa, nelle opere di Maria Crespellani si scorge un’attenzione privilegiata nei confronti dell’essere umano in tutte le sue mille sfaccettature, che trova il suo naturale punto d’arrivo nel ritratto.
Genere antichissimo, questo, che almeno dall’Ellenismo in poi ha prodotto esempi innumerevoli, culminati nel “monumento” al personaggio illustre, tipico dell’Ottocento, che ha popolato spazi pubblici e luoghi privati.
I ritratti di Maria Crespellani non ambiscono naturalmente a collocarsi nelle piazze pubbliche, né, tanto meno, rientrano in quella “smania dei monumenti” post-unitaria, contestata da Giuseppe Mazzini nel 1871-72, ma, viceversa, si situano in una dimensione privata, quotidiana, nella quale affetti, amicizie e simpatie si consolidano e si rafforzano anche attraverso la scelta del soggetto ritratto.
Dopo un primo momento di ispirazione quattrocentesca, certamente influenzato dalla sua tesi di laurea (Lorenzo Ghiberti scrittore e artista), i ritratti di Maria Crespellani hanno assunto nel corso degli anni una dimensione maggiormente legata all’indagine fisionomica e al suo risvolto psicologico, che non a caso trova i suoi frutti migliori nei ritratti di bambini.
L’uso stesso dell’argilla modellata con le dita, secondo un’antica sapienza che si riallaccia alla téchne greca, e quindi essenzialmente all’aspetto manuale, consente all’artista di cogliere l’attimo, l’espressione del momento, così da fissare nel ritratto l’«anima» del personaggio.
La scelta per l’esposizione non è stata facile, essendo decisamente numerosi i singoli episodi sui quali far leva: qualche rinuncia dolorosa o scelte obbligate (per stato di conservazione, per esempio, o per ubicazione non agevole) hanno portato ad includere un certo numero di opere che attraversano tutto l’arco creativo dell’artista, permettendo di individuare elementi stilistici ed espressivi progressivamente differenti.
non tralasciare alcuna carezza con la punta delle dita.

Il materiale usato inizialmente è il gesso, talvolta dipinto con cere di colori differenti, o usato per la colata in bronzo: sono le prime opere dedicate alle donne della famiglia di Maria o a persone amiche. E proprio il colore ammorbidisce o accentua i tratti fisionomici, spesso culminanti nella resa dei capelli, straordinari soprattutto nel ritratto della zia Francesca M. Quali le ascendenze di questo primo periodo? Sicuramente la statuaria di Francesco Ciusa, suo primo mentore, ma, con altrettanta evidenza, i grandi maestri che via via l’artista incontrava nei suoi studi universitari. E, infatti, Medardo Rosso si colloca dietro la superficie animata e colorata di Teresa C., mentre la purissima Eleonora d’Aragona (Palermo, Galleria Regionale di Palazzo Abatellis) di Francesco Laurana è alla base della Margherita “bronzea”, altrettanto pura nei lineamenti e nel tratto. Rivelano invece tratti più legati a certo “verismo” dei Vela e dei Gemito i busti di Teresa M. e Francesca M., entrambi caratterizzati da una massa compatta di capelli che esalta i tratti del volto.
Successivamente è l’argilla modellata e plasmata con le mani che inaugura dalla metà degli anni Cinquanta la serie dedicata ai suoi figli, ritratti ripetutamente in età diverse e fino all’adolescenza.
Bambini con testoline tondeggianti dove i capelli sono striati, o piccole maschere che rendono con immediatezza i tratti del volto, o ancora visi colti nell’hic et nunc, con il ricorso al materiale più duttile, appunto, quasi per bloccare un’espressione o un sorriso. Qui, il modellato si fa decisamente più libero e più personale, guidato come appare evidente dal trasporto dell’amore materno e dalla gioia di ritrarre i propri bambini.
Un terzo gruppo, databile a partire dagli anni Settanta, si incentra soprattutto su nipoti, pronipoti e amici, fermati in espressioni anche curiose. L’argilla rivela superfici lisce animate, più volte, da aggiunte riguardanti i capelli voluminosi o elaborati, come nei due ritratti di Amelia, assai differenti tra loro, o nel Puck shakespeariano, tutti segnati dalla libertà delle ciocche che sfuggono ad ogni regola.
L’ultima serie, più recente, rivela due aspetti: da una parte quasi un prosciugamento delle forme, tendente ad una essenzialità di grande suggestione, forse derivante da soggetti più caratterizzati e “forti”, come Maria L. e Laura F., e tali da suggerire la possibilità di ulteriori scoperte. Dall’altra parte, ancora una volta l’attenzione, talvolta anche ironica – in perfetta armonia con alcune delle sue piccole figurine in argilla colorata – verso i bambini. E spiccano, sicuramente, Giulia sdraiata o Marco sorridente o, ancora, Chiara con le codette.
Al di là del linguaggio personale, presente in ogni opera, l’artista fa propria la lezione di una scultura che, di volta in volta, vive di superfici ammorbidite, di modulazioni in chiaroscuro, di effetti visivi, di libertà di impostazione così da dare ai personaggi ritratti una grande spontaneità.
Maria è sempre là, leggera, disincantata, pronta a cogliere tutto ciò che la vita di ogni giorno offre, anche nei momenti che possono sembrare negativi. Curiosa del nuovo, amante dell’antico, riesce a compenetrare i due aspetti con uno sguardo che va al di là dei tempi e le consente di ricreare un genere antichissimo, come il ritratto, in termini attuali.

Materia sensibile, appunto.

Franco Masala  2012

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