Ritrarre i ritratti di Maria di C. Crespellani P.

Tutti sanno che ritrarre un viso, una persona non fa parte delle rappresentazioni geometriche bensì dell’arte di plasmare l’anima e i tratti che la esprimono. Ed è questo il fascino che si coglie nel vedere le opere di Maria Crespellani con la sua capacità di dare vita alla materia, corpo e anima.

E proprio per questo riprendere e rappresentare le sue opere non può essere un’operazione di documentazione standard, come se si dovessero rilevare oggetti inanimati per un archivio documentale, oppure scattare una foto tessera, o peggio una foto segnaletica: fronte e lato.

L’operazione è ben più complessa ma l’urgenza di documentare le opere in tempi brevissimi  ha ridotto la necessaria qualità che le opere avrebbero richiesto. Queste opere e la loro intrinseca fragilità, sono poste in luoghi poco accessibili, senza poter controllare sfondi e luci, senza avere gli spazi idonei alla ripresa. Sono anche tante, in quantità sempre crescenti perchè si pensava fossero poche decine ed invece emergono svariate decine, oramai quasi un centinaio, a raggiungere le “centus concas”.

Ed è quindi più che adeguato al nostro caso il detto “centus concas, centus berrittas”, cento teste, cento cappelli, espressione sarda che vuol significare che quando abbiamo a che fare con le teste delle persone, ognuno la pensa in modo diverso. Ogni opera di Maria è infatti un universo a sè degno di attenzione e riflessione per una sua ripresa. E nessuna singola foto può racchiudere la ricchezza di una pluralità di particolari, scorci, dettagli, che possono essere enfatizzati solo adottando prospettive, inquadrature e luci specifiche.

Una sorta di paesaggio, di paesaggio diciamo umano, nel quale proporzioni e peculiarità di quel viso emergono aiutati da luci, punti di vista, inquadrature. Dettagli più significativi dell’insieme, inquadrature più importatnti di altre.

Per non parlare della scoperta delle opere che riprendono la stessa persona, molte volte due differenti in età diversa, in più di un caso tre opere per la stessa persona. Ad esempio le opere della sorella Margherita, dei figli, Luisa in particolare.

I tratti di Margherita nell’opera “idealizzante” negli anni ’40

I tratti tipici di Margherita nell’opera degli anni ’80

E qui si apre un mondo delle consonanze tra opere, degli stili differenti a seconda del periodo storico e della differente rappresentazione dei bambini rispetto agli adolescenti o alle persone mature. Mi è successo di vedere perfino le somiglianze tra le persone attraverso le opere, nipote con la nonna,. Hai visto come somiglia Margherita a Irene?

Irene C. 2003 Seconda opera

O tra fratelli. Qualche volta il dubbio assaliva più di uno di noi:”Chi rappresenta questa opera? Marina? O è solo uno spunto? “Quella testolina di bambino è Luisa o Francesco”?

Capitolo a parte è quando si abbinano le statue per motivi diversi, ed emozionarti perchè come se prendessero vita comportandosi come nella realtà.

Benedetto e Margherita : bacio sull’occhio

Fotografare queste opere non è operazione automatica. Se uno scatto riesce sempre, una foto ben fatta no.  Maria lo sa. Sa quanto è difficile creare un ritratto, quanto tempo ci vuole e non sempre la ciambella viene con il buco. Qualche ritratto è meno significativo, ma proprio per questo ogni opera dà soddisfazione, perchè è una scommessa, è un terno al lotto. Proprio per questo è affascinante osservare queste opere, riosservarle, scoprirle e continuare a rivederle perchè è così che se ne comprende il valore. E per fotografarle, ognuna avrebbe bisogno di essere osservata, scoperta, riosservata. Insomma non un’opera dopo l’altra con un semplice scatto.

Giovanna P.  Opera anni ’50 ripresa con la luce naturale

Giovanna Puddu che osserva la sua testa più recente

Giovanna P. con opera più recente in una istantanea. La somiglianza si scopre con lei vicino

Per chi ama ritrarre le persone è ancora più affascinante riprendere queste opere, anche se non parlano, ma non hanno fretta e non si spazientiscono. Non si stancano di posare.  Come anche la pazienza di chi mi ha aiutato a spostare le teste per le riprese, tenere un fondale improvvisato stando magari in bilico, aspettare di trovare la giusta luce per quell’inquadratura di una sola opera …

Ad aiutarmi c’è anche la fortuna di conoscere buona parte delle persone ritratte da Maria, anche se non posso provocare la statua con qualche frase per farle cambiare espressione e magari farla sorridere….

Carlo Crespellani Porcella

p.s. Non tutte le immagini presenti nella documentazione sono realizzate da me, ma sono state scattate da persone che possiedono l’opera o da familiari (Giovanna, Luigi) o altri ancora.

Dettaglio testa di Aram per scoprire il suo sguardo

Luisa P. adolescente e al tempo stesso austera

Maria Lai, la sua anima da bimba sempre presente anche nell’opera che la ritrae recentemente.

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